Strategie pratiche di comunicazione per fisioterapisti

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Scritto da Elsie Hibbert info

La maggior parte dei fisioterapisti ci tiene profondamente ad aiutare le persone a ottenere cambiamenti positivi.

Vogliamo che i nostri pazienti si sentano meglio, si muovano meglio e tornino a fare ciò che per loro conta davvero. A volte ci teniamo persino più di quanto non facciano i nostri pazienti! Questo blog è dedicato a ogni fisioterapista che almeno una volta è uscito da una consulenza pensando: “L’ho spiegato in modo molto chiaro e sembrava che il messaggio fosse arrivato, quindi perché non è cambiato nulla?”

La comunicazione è uno dei principali fattori che influenzano gli esiti clinici. Ma proprio per questa sua influenza, è anche uno degli ambiti in cui è più facile commettere errori involontari. Siamo formati per valutare, diagnosticare e risolvere problemi, quindi non sorprende che i nostri istinti naturali possano talvolta ostacolare una comunicazione efficace.

Ci viene spesso detto che la comunicazione è fondamentale, ma quante volte ci vengono realmente insegnate competenze pratiche per metterla in atto? È qui che la Masterclass sulla comunicazione della Dott.ssa Alison Sim colma un’importante lacuna. Alison condivide strategie comunicative immediatamente applicabili nella pratica clinica. Questo blog evidenzia tre errori comuni in cui anche fisioterapisti esperti possono cadere, insieme ad alcune strategie concrete per modificare il proprio approccio.

Se vuoi apprendere tutti i suggerimenti e le tecniche comunicative per aiutare non solo i tuoi pazienti, ma anche te stesso a diventare un clinico migliore, guarda qui la Masterclass della Dott.ssa Alison “Communication Tools for Treating People in Pain”.

 

Trappola n.1: Il “riflesso correttivo” (righting reflex)

Quando una persona descrive un problema, è naturale volerlo risolvere immediatamente. Questo “riflesso correttivo” fa parte di ciò che ci rende buoni clinici, ma a volte può interrompere l’esplorazione del problema e portare il paziente a disingaggiarsi, anche se apparentemente annuisce e sembra seguire il discorso.

Passare subito alle soluzioni può farci perdere informazioni importanti riguardo alle convinzioni, alle preoccupazioni o agli obiettivi del paziente. Inoltre, può trasformare la conversazione da una collaborazione a una semplice serie di istruzioni. È qui che le competenze del Motivational Interviewing (MI) possono essere utili, aiutando i pazienti a esplorare e rafforzare la propria motivazione al cambiamento.Per introdurre brevemente il concetto, guarda Alison mentre spiega alcune evidenze relative all’efficacia del MI in questo estratto della sua Masterclass:

Strategia pratica per evitare questa trappola:

Un modo utile per modificare questa dinamica è adottare un atteggiamento più curioso. Alison presenta l’acronimo OARS come semplice struttura per guidare le conversazioni: domande aperte (Open-ended questions), affermazioni/rinforzi positivi (Affirming), riflessioni (Reflecting) e riassunti (Summarising).

In questo contesto, le domande aperte sono particolarmente utili. Invece di orientare le domande verso la risposta che preferiremmo ottenere, dovremmo porre domande di cui realmente non conosciamo la risposta. Affrontare le conversazioni con autentica curiosità aiuta a costruire fiducia, migliorare l’alleanza terapeutica e far emergere aspetti del contesto del paziente che altrimenti potremmo non cogliere. È importante sottolineare che una preoccupazione comune riguarda il poco tempo disponibile durante la visita, ma Alison evidenzia come queste strategie comunicative, in realtà, non prolunghino la durata dell’appuntamento.

Trappola n.2: Presumere che conoscenza = cambiamento

È facile pensare che, una volta che il paziente comprende la propria condizione o il piano di trattamento, il cambiamento avverrà naturalmente. Ma il cambiamento comportamentale raramente è così semplice.

Il cambiamento è guidato dalla motivazione personale e i pazienti possono avere pensieri contrastanti nello stesso momento. Potrebbero voler fare più esercizio fisico ma sentirsi preoccupati dal dolore. Possono credere che l’attività sia utile, ma avere comunque paura delle riacutizzazioni. Comprendere qualcosa non si traduce sempre in un’azione concreta.

Strategia pratica per evitare questa trappola:

Riconoscere l’ambivalenza è fondamentale: aiuta a identificare quando un paziente potrebbe essere pronto a prendere in considerazione un cambiamento.

Sono proprio questi i pazienti che siamo nella posizione migliore per supportare nel processo di cambiamento. Se invece il paziente si trova nella fase pre-contemplativa, forzare la conversazione può semplicemente generare resistenza.

In questo contesto, l’ascolto riflessivo può essere molto utile. Riflettendo al paziente ciò che abbiamo ascoltato, dimostriamo di essere presenti e di comprendere la sua esperienza; questo spesso incoraggia il paziente ad approfondire ulteriormente i propri pensieri. In questo modo la conversazione si arricchisce e si rafforza l’alleanza terapeutica, che è associata a outcome migliori.

 

Trappola n.3: Cercare di persuadere

Quando un paziente sembra bloccato, la tentazione è quella di spiegare di più.

Potremmo fornire ulteriori evidenze o maggiori rassicurazioni nella speranza di convincerlo. Potremmo persino cercare di contrastare le sue preoccupazioni con confutazioni basate sulle evidenze, tentando di mettere in discussione le convinzioni poco utili che potrebbe avere riguardo al cambiamento.

Di solito questo nasce da un sincero desiderio di aiutare, ma cercare di persuadere i pazienti a cambiare spesso è inefficace, e focalizzarsi sugli aspetti negativi (cioè sulle ragioni per non cambiare) può addirittura essere controproducente. Alison sottolinea che le persone tendono a essere maggiormente influenzate da ciò che dicono loro stesse. Piuttosto che cercare di convincere qualcuno al cambiamento, l’obiettivo è aiutarlo a convincersi da solo, promuovendo una discussione sulle ragioni per cambiare, anziché sulle ragioni per non farlo.

Strategia pratica per evitare questa trappola:

Uno strumento semplice e utile è l’“Importance Ruler” (scala dell’importanza). Guarda Alison mentre spiega come questo strumento possa essere utilizzato per affrontare sia la trappola n.2 che la trappola n.3 in questo estratto della sua Masterclass:

 

Conclusione

La maggior parte dei fisioterapisti cerca sinceramente di comunicare nel modo più efficace possibile, e possediamo già molte competenze in quest’ambito. Tuttavia, anche se ci viene spesso detto che la comunicazione è importante, raramente ci viene insegnato concretamente come applicarla nella pratica clinica.

Anche per i fisioterapisti il cambiamento comportamentale può essere impegnativo, quindi iniziare con piccoli passi e sperimentare singole abilità comunicative può renderlo più gestibile. Quando rallentiamo e manteniamo un atteggiamento curioso, la comunicazione diventa una parte fondamentale del nostro intervento. Questo crea uno spazio in cui i pazienti si sentono ascoltati e, in ultima analisi, favorisce outcome migliori.

Se desideri strumenti pratici per migliorare la tua comunicazione e supportare più efficacemente il cambiamento comportamentale, guarda ora la Masterclass completa della Dott.ssa Alison Sim.

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